La comunicazione

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Si può comunicare stando seduti su un autobus e guardando, muti, fuori dal finestrino? E' possibile fornire un messaggio a chi ci sta vicino anche solo frugando nervosamente nella nostra borsa?

 

 

Tutti noi, ogni giorno, abbiamo una serie di scambi comunicativi con chi ci circonda, volontari o meno. In questo processo non solo sono implicate le parole, ma anche i gesti o le espressioni del nostro volto (cinesica), il tono della nostra voce (paraverbale), il modo in cui ci disponiamo nello spazio (prossemica), in cui cerchiamo un contatto (aptica). Il messaggio che noi mandiamo viene recepito da qualcuno che tenderà a capirlo in base a quelle che sono le proprie conoscenze. Strofinare il naso con quello di un'altra persona ha senso tra gli eschimesi (per cui equivale al saluto con un bacio), da noi verrebbe visto come un comportamento strano. Watzlawick et. al. (1967) hanno spiegato molto bene alcuni principi su cui si sviluppa la comunicazione.

 

 

  • E’ impossibile non comunicare, se due o più persone si trovano nello stesso spazio: riprendendo l’esempio iniziale, una persona che si mette in fondo a un autobus con l’auricolare alle orecchie guardando fuori dal finestrino ci indurrà a pensare che forse che non vuole contatti con gli altri.
  • Ogni comunicazione esprime una relazione, poiché nel momento in cui interagiamo con qualcuno, si crea o si esprime un rapporto, di parità o meno: se parliamo col nostro capo o il professore avremo un tono e un modo di porci più reverenziale rispetto ad un amico.
  • La relazione dipende dalla punteggiatura degli scambi comunicativi: molto semplicemente, è diverso dire o percepire la frase “mi prendi il telefono?” (chiara richiesta) da “mi prendi il telefono” (che è un'affermazione che indica la sicurezza che l'azione sarà svolta dall'interlocutore). Il tipo di modalità utilizzata per approcciarsi agli altri individua i termini di forza e/o il tipo di una relazione.
  • La comunicazione può essere analogica e/o digitale: la prima possibilità implica l’uso di gesti mentre ci si guarda o si è nello stesso spazio, la seconda l’utilizzo delle parole anche attraverso mezzi come la carta o il display di un telefono, senza che ci sia la possibilità di creare relazione diretta o far vedere le proprie emozioni.
  • L’interazione può essere complementare o simmetrica: riprendendo il punto due, la comunicazione espressa tra due o più persone individua un rapporto di forza o di parità tra gli attori che può essere anche temporanea a seconda dei contesti. Se conosciamo la strada per raggiungere un luogo mentre il nostro compagno di viaggio no, potremmo essere con lui più direttivi (complementarietà); in altri casi, come la scelta su cosa fare, potremmo decidere serenamente di comune accordo (simmetria).

 

 

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Bibliografia

Watzlawick, P., Beavin, J.H., Jackson, D.D. (1967). Pragmatica della comunicazione umana. Roma: Astrolabio.

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