Oltre L'ostacolo....

....Verso l'obiettivo 

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squadraTutti noi abbiamo fatto parte di un gruppo nel corso della nostra vita, che sia di amici o di compagni di classe o di lavoro. Certo cambia il modo in cui si è creata l'aggregazione con gli altri e la finalità che ci porta a stare insieme: un gruppo informale si costituisce spontaneamente, per affinità di carattere, interessi comuni e per passare insieme del tempo libero (dunque per amicizia); un gruppo formale ha uno scopo ben preciso e delle regole esplicite che ne determinano i rapporti interni (Palmonari, 2001). La squadra sportiva è sicuramente inseribile in quest'ultima categoria.

 

Molte sono le definizioni che sono state date per descrivere un gruppo. Brown (2000) suggerisce che esso esista "quando due o più persone vedono se stessi come suoi membri ed è riconosciuto come tale da almeno un altro individuo". In ambito sportivo normalmente due giocatori si ritengono uniti da un obiettivo comune (es. fare il meglio possibile) e non è difficile individuare da fuori una squadra anche solo per via delle maglie simili che portano gli atleti per riconoscersi e differenziarsi dagli avversari.

Certamente, poi, ogni team avrà le sue caratteristiche, date a sua volta da ciò che apportano le singole persone in termini di carattere, qualità psicofisiche e tecniche. L'incrociarsi di tali elementi porta a risultati non sempre prevedibili: ci sono squadre piene di campioni che non riescono a fare grandi risultati e altre che invece, pur non avendo fuoriclasse, riescono in imprese difficilmente immaginabili all'inizio (basti pensare al Leicester City che ha vinto la Premier League di Calcio nel 2016 davanti a molte altre squadre sulla carta migliori); al tempo stesso due team dalle caratteristiche simili possono differenziarsi per risultati a seconda di fattori come il grado di collaborazione al loro interno (Cei, 1998). Tutto ciò accade perchè ogni gruppo rende sul campo in base ad una sorta di "alchimia" che si crea tra i singoli elementi e non attraverso la somma delle caratteristiche dei membri (Lewin 1972).

E' evidente il ruolo fondamentale che ha il modo in cui viene costruito il gruppo. In precedenti articoli si è già parlato di coesione  e team building, in generale ci sono due teorie che individuano le fasi che vive una squadra dalla sua creazione alla sua fine. Il modello lineare di Tuckman e Jansen (1977) individua cinque momenti ben precisi che si susseguono.

 

  • Formazione: i membri del team si conoscono.
  • Conflitto: si generano momenti di tensione per l'emergere di bisogni o idee personali.
  • Normativo: si trova una soluzione al conflitto stabilendo regole comuni e condivise.
  • Prestazione: si forniscono le performance utili al raggiungimento di uno o più obiettivi.
  • Aggiornamento: raggiunti, o meno, gli obiettivi si valuta la propria posizione nel gruppo (decidendo di rimanervi o meno).

 

Per Carron et. al (1988) la squadra viaggia invece da momenti di forte coesione ad altri di disgregazione, quasi fosse un pendolo. Quindi si può passare da periodi in cui si condividono aspettative e obiettivi (di solito all'inizio della stagione), ad altri caratterizzati da conflitti con la creazione di sottogruppi, per tornare ad uno stato di evidente aggregazione nei momenti topici della stagione (es. partite importanti) e di scarsa coesione al termine dell'attività agonistica.

 

Le due teorie non sono necessariamente in contrasto, anzi spiegano in maniera diversa come una squadra si evolve nel tempo. In quest'ottica, riprendendo il modello lineare, non è impossibile che, durante i periodi in cui si gareggia, possano nascere dei conflitti, che nuovamente si dovranno risolvere con una fase normativa. Indipendentemente da quale teoria si voglia seguire, è comunque idea ormai radicata che un gruppo unito, con obiettivi chiari e condivisi e in cui tutti si aiutano a vicenda ha più possibilità di avere successo: il mio compito come psicologo è trovare e applicare le strategie più idonee affinché ogni squadra possa costruirsi nel modo più funzionale a raggiungere lo scopo per cui gli atleti stanno insieme.

 

 

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Bibliografia

Carron, A.V.; Widmeyer W.N.; Brawley, L.R. (1988). Group Dynamics in Sport. Spodym Publisher: London.

Cei, A. (1998). Psicologia dello sport. Il Mulino: Bologna.

Brown, R. (2000). Psicologia sociale dei gruppi. Il Mulino: Bologna.

Lewin, K. (1972). Teoria e sperimentazione in psicologia sociale. Il Mulino: Bologna

Palmonari, A. (2001). Gli Adolescenti. Il Mulino: Bologna.

Tuckman, B.W.; Jansen, M.A.C. (1977). Stages of small group development revisited. Group and organizational studies, vol.2, pp.419-427.

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